Cosa sono i vini PIWI — e perché dovresti berli

PIWI non è una moda. È un cambio di rotta nella viticoltura

Il termine PIWI deriva dal tedesco pilzwiderstandsfähig — vitigni resistenti ai funghi. Dietro questa parola difficile da pronunciare c’è una scelta agronomica concreta: coltivare uve che resistono alle principali malattie fungine della vite senza ricorrere a trattamenti continui.

Meno peronospora, meno oidio, meno chimica. Più territorio, più carattere, più vino.

Come funziona la resistenza

La vite tradizionale è vulnerabile a due malattie fungine in particolare: la peronospora e l’oidio. Per proteggerla, i viticoltori convenzionali effettuano trattamenti ripetuti durante la stagione. In annate difficili si arriva anche a venti-trenta interventi.

I vitigni PIWI sono stati selezionati attraverso decenni di ricerca per avere una resistenza naturale a queste malattie. Non sono immuni al cento per cento, ma richiedono una frazione degli interventi necessari per le varietà tradizionali. Il risultato è una vigna più sana, un terreno meno stressato, un vino che esprime meglio il luogo in cui nasce.

Chi li studia e chi li produce

In Italia la ricerca sui vitigni resistenti è guidata principalmente da tre regioni — Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige è uno dei centri di riferimento più autorevoli a livello europeo, con anni di sperimentazione su nuove varietà e un concorso nazionale PIWI che premia ogni anno i migliori produttori.

Secondo i dati più recenti, gli ettari vitati a PIWI in Italia hanno quasi raddoppiato negli ultimi tre anni, passando da circa 2.000 a 3.600 ettari. Il settore cresce, il mercato risponde e la qualità media dei vini prodotti è in costante aumento.

Come sono nel bicchiere

Dipende dalla varietà, dal territorio e dal produttore — come per qualsiasi altro vino. I bianchi da Solaris tendono ad avere profili floreali e freschi, con note di agrumi e buona acidità. Il Souvignier Gris produce bianchi più strutturati e minerali. Il Termantis, uno dei vitigni PIWI rossi più interessanti del panorama italiano, dà vini con colore intenso, frutta rossa pulita e tannino deciso.

La caratteristica che accomuna i PIWI ben prodotti è la pulizia aromatica. Quando la vigna lavora con meno stress chimico e il territorio può esprimersi, il vino che ne deriva ha un’identità precisa e difficile da imitare.

Perché il Trentino è un territorio ideale per i PIWI

Il Trentino ha due vantaggi strutturali nella produzione di vini PIWI. Il primo è la presenza di un ecosistema di ricerca consolidato — la Fondazione Mach lavora sui vitigni resistenti da decenni e collabora con produttori di tutta la provincia. Il secondo è il clima alpino, che riduce naturalmente la pressione fungina rispetto alle zone di pianura, rendendo le uve PIWI ancora più performanti in vigna.

Bondaion e i vini PIWI della Valle del Chiese

Bondaion è la prima cantina della Valle del Chiese a produrre vini da vitigni resistenti. Siamo a Sella Giudicarie, in provincia di Trento, dove i vigneti crescono tra montagne, foreste di conifere e il territorio rurale del BD Ranch.

I nostri vini — Cherios, La Cióla, El Losc ed El Fronte — nascono tutti da uve PIWI coltivate nelle Giudicarie. El Losc ha ottenuto la menzione d’onore alla Rassegna Nazionale PIWI della Fondazione Edmund Mach nel 2022. Non è un numero, è una conferma che la scelta fatta in vigna produce risultati reali nel bicchiere.

Vale la pena comprarli

Sì, se cerchi vini con personalità, radicati nel territorio, prodotti da chi ha scelto questa strada per convinzione e non per tendenza. No, se vuoi una bottiglia anonima da shelf.

I vini PIWI costano spesso quanto un vino tradizionale di qualità analoga. La differenza è che dietro c’è una scelta agronomica che l’etichetta convenzionale non può vantare.

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